LA DOLCE ZONA DI COMFORT

Tutti abbiamo paura di affrontare i nostri limiti e infatti si sente spesso parlare di zona di comfort e della necessità di ampliarla per vivere con maggiore rilassatezza. 

Infatti, il problema principale di vivere in una ristretta zona di comfort, è il senso di paura o agitazione che ne deriva tutte le volte che ci troviamo al limite delle normalità del nostro quotidiano.

In questo periodo di grande evoluzione, le nostre abitudini sono state modificate e possiamo facilmente affermare che il più grande stravolgimento sia stato il trasferire online tutte le nostre attività ludiche, lavorative e didattiche.

E quindi la vita si svolge attraverso internet. Ma ci sono ancora molte persone che non hanno familiarità con i social, con l’acquisto di prodotti sulle piattaforme e con le cosiddette “call” o riunioni via web e, per questo, si sentono piuttosto insicure in questa nuovo disegno della realtà.

Forse la generazione che soffre maggiormente è quella oltre ai 50 anni che si trova a dover affrontare un cambiamento radicale in un momento della vita lavorativa già ben consolidato, radicato e costruito nel tempo. Ma anche la generazione più giovane vorrebbe  poter restare comodamente ancorata al passato per non dover creare nuove abitudini. 

Di conseguenza è piuttosto importante ragionare su questi comportamenti che rischiano di creare dei limiti ancora più imponenti e soffocanti.

Ci siamo resi tutti conto che  le restrizioni hanno modificato ogni settore indistintamente e quindi le lezioni online spopolano in ogni ambito. I corsi di fitness, disegno, trucco, business, tango, danza e qualsiasi altro interesse o passione tu voglia nutrire, ora sono disponibili solo online. 

Ricevo spesso messaggi o telefonate dove mi sento dire timidamente “io preferisco le lezioni in presenza…” e la mia risposta conferma che anche io preferisco insegnare in presenza.

“In presenza” ha un profumo tutto tondo, è di  colore caldo, è energeticamente avvolgente. E online è diverso ma non è giusto paragonarlo. 

Infatti non si possono mettere a confronto due mondi così differenti ma, ciò che si può fare, è sfruttare al meglio questa situazione e imparare a fare ciò che, diversamente, non avremmo mai affrontato, mai imparato, mai metabolizzato. 

Tra chi oppone maggiore resistenza, ci sono coloro che ancora non sono capaci di utilizzare al meglio il pc, che non erano interessati ad imparare perché non immaginavano che parte della vita si spostasse nel web.

Ma altri, invece, evitano di partecipare agli eventi in rete perché hanno paura di doversi confrontare visivamente con altre personeEd è proprio a questi ultimi che mi sono ispirata per questo scritto.
Difatti, la mia attenzione è stata catturata da quelle persone per cui stare di fronte alla telecamera accesa pare sia una prova temibile quanto, se non peggio, della prova costume o di un’interrogazione di fronte alla professoressa.

Ma tutto questo imbarazzo non è contro producente?

Sappiamo che siamo nell’era dell’immagine e, forse, per questo è più difficile affrontare la telecamera accesa. Ma se il giudizio degli altri ci inibisce al punto tale da portarci a rinunciare e la pratica delle nostre attività preferite, siamo di fronte ad un vero problema. Infatti pochi si rendono conto che così creano un’ulteriore limitazione che si somma a quelle già presenti per le circostanze.

Per esperienza personale, sono certa che sarebbe meglio cercare di superare gli ostacoli man mano che si presentano e in via definitiva anziché evitarli. Anche perché, i piccoli ostacoli di oggi, nel tempo diventano più alti da affrontare. E sicuramente ci troveremo sempre più a dover utilizzare nuove applicazioni e a interagire con le telecamere. Per questo credo sia più semplice cominciare a costruire oggi una nuova esperienza che si trasformerà velocemente in abilità anziché procrastinarla.

Oramai possiamo facilmente immaginare che non potremo tornare indietro, alla normalità a cui eravamo abituati prima delle restrizioniPerciò penso sia ora di trovare una soluzione e adeguarsi.

Prima di tutto è importante accettare la propria immagine, allo specchio così come nello schermo. Di conseguenza è bene affrontare la propria timidezza e scegliere di superarla col fine di ampliare la propria zona di confort. 

Io sono sempre stata piuttosto timida, alcuni fanno fatica a crederci ma questa è la verità. Per fortuna è già un po’ di tempo che ho capito da cosa è scaturita tutta la timidezza che mi ha seguito come un’ombra nella mia vita. Quando ero una bimba, ci sono stati degli eventi particolari che hanno messo a repentaglio le mie sicurezze. E così mi sono trovata spesso con le guance rosse per la vergogna specialmente in situazioni in cui avrei invece dovuto compiacermi del momento o della mia riuscita. 

Ricordo che sollevare gli sguardi altrui è sempre stato ciò che più mi agitava perché ad ogni sguardo avrebbe seguito una critica. Ricordo quando, da adulta, mi trovai in una situazione imbarazzante al punto tale da darmi letteralmente alla fuga.

Era il 1996 e venni sponsorizzata da Speedo per divulgare in Italia  l’Aquatic Fitness. Mi invitarono a Londra per una formazione che riuniva tutti i trainer europei selezionati.

Arrivai al campus la sera prima del corso e raggiusi la mia camera senza incontrare nessuno. Sapevo di essere l’unica italiana del gruppo perché il team europeo era già formato da tempo.

La mattina successiva sentii chiamare il mio nome; la voce proveniva dal corridoio. Aprii  la porta della mia camera e non vidi nessuno ma sentii che qualcuno parlava: c’erano delle persone riunite nella cucina comune. Allora raggiunsi quella porta con tutta l’intenzione di entrare e fare colazione in compagnia ma l’imbarazzo ebbe il sopravvento: feci dietrofront tornando subito nella mia camera in balìa di tutta la mia timidezza. La stessa scena si ripeté due volte e, alla fine, saltai anche la colazione pur di non affrontare quella situazione.

Ma come ho già detto, le cose lasciate da parte crescono e diventano più complesse da affrontare.

Raggiunsi l’aula dove si teneva il corso credendo di essermi salvata dall’imbarazzo ma, come da copione, la situazione si presentò ancora più ardua. Erano già tutti riuniti ed io, l’unica nuova del gruppo, appena entrata nella stanza attirai tutti gli sguardi dei presenti e la curiosità generale, trovandomi al centro dell’interesse dei colleghi.

Un episodio di poco conto ma che mi è stato molto utile nel tempo perché ho preso piena consapevolezza della mia timidezza e di quanto questa mi limitasse nelle scelte.

Il tempo non dovrebbe mai essere sprecato e le esperienze dovrebbero essere accolte o colte al volo anziché rimandate. E’ fondamentale trovare una nuova forza interiore che ci aiuti a crescere e a liberarci delle nostre prigioni.

Ora, tutte le volte che affronto una nuova esperienza e sento il brivido della timidezza che mi carezza la schiena, mi torna in mente l’esperienza londinese. Anche quando andai a Roma per il mio libro (vedi l’articolo “Un’intervista zoppicante”) mi trovai in una situazione simile ma oggi mi comporto diversamente. L’esperienza di vita è cresciuta e la timidezza non trova più spazio nel mio quotidiano.

Ora sono consapevole dell’importanza del tempo che scorre e delle occasioni che potrebbero non riproporsi perciò ho una nuova abitudine: quando voglio intraprendere una strada, sono pronta a saltare gli ostacoli più ardui col sorriso e ad andare dritta per la mia via.

Clicca qui 

per sapere cos’è la zona di comfort

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per conoscere 10 buone ragioni per abbandonare la zona di comfort.

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